
"SCATOLE DI NIENTE" olio su tela (70x100) - 2010
Il dipinto ostenta in chiave teatrale la disposizione apparentemente casuale di scatole vuote che si distendono su un piano, come fa un paesaggio denso di nulla, stendendosi al sole.
Un “niente” che si pone non come assenza/vuoto ma come accoglienza, disponibilità a con-tenere lo spazio fisico in cui ci muoviamo; uno spazio che diventa mentale, astratto, concettuale.
Un “contenitore” nel quale i sogni, i desideri, le speranze, possano abitare insieme all’anelito di un mondo migliore, più in armonia con il nostro essere uomini.
Il dipinto ostenta in chiave teatrale la disposizione apparentemente casuale di scatole vuote che si distendono su un piano, come fa un paesaggio denso di nulla, stendendosi al sole.
Un “niente” che si pone non come assenza/vuoto ma come accoglienza, disponibilità a con-tenere lo spazio fisico in cui ci muoviamo; uno spazio che diventa mentale, astratto, concettuale.
Un “contenitore” nel quale i sogni, i desideri, le speranze, possano abitare insieme all’anelito di un mondo migliore, più in armonia con il nostro essere uomini.
INCONTRO D'ARTE
Paolo Sciancalepore - "Posa, Posa" olio su tela (50x60) - 2009
"MELANCONIA" olio su tela (100x70) - 2009
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"LA DEA BIANCA" olio su tela (50x70) - 2003
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Il dipinto mostra su un piano di legno una camera d’aria di ruota d’automobile, un tempo utilizzata come salvagente, all’interno della quale stanno al sicuro due barchette.
Sullo sfondo, un mare calmo, un mare che non mostra alcuna minaccia, un mare che rassicura.
Il titolo dell’opera “La Dea Bianca”, quella Ino Leucotea che Ulisse scorge durante il naufragio, rappresenta l’intervento in extremis della divinità. Quando tutto sembra perduto, infatti, Ino Leucotea invita l’eroe a indossare una fascia che, come un amuleto, lo preserverà dalla morte, ma di cui dovrà liberarsi prima di toccare terra.
L’opera si propone come rappresentazione del “mistero della vita”: il cerchio si completa, un’avventura si conclude, ma, come su una giostra, comincia un altro giro.
L’Eroe, come l’uomo, non può rimanere fermo, al sicuro dalle minacce del mare, non può tenere sempre con sé la “fascia che lo preservi dalla morte”; in egual modo le corde nel dipinto rendono assurda la funzione stessa delle barche e, in parallelo con la condizione umana, il fine ultimo della loro creazione.









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