REVELATUS (omaggio a Caravaggio) - olio su tela (42x70) - 2011



L’opera presenta, come già è annunciato nel titolo, “l’atto del rivelare”, il manifestarsi sensibile, come in una teofania avviene per la divinità.
Strumento o condizione necessaria della rivelazione è la luce.
È questo il mezzo con cui è possibile indagare la realtà nella sua complessità, interrogandola, scavando “il buio”, così com’è il procedere dello scultore nel far affiorare la “forma” celata nella materia.
L’arte non è più l’ideale in cui il reale trova un suo ordine fondato sulle aspettative di bellezza e perfezione, ma un disvelamento della realtà che, affiorando con le sue impercettibili sfumature, si rivela in tutta la sua drammaticità.
La rivelazione non è mai completa e chiara, le “forme” affiorano grazie a sprazzi di luce, che sfiorando le superfici con intensità diverse, ci mostrano solo un frammento della realtà, lasciandone gran parte avvolta dal buio impenetrabile.
L’arte ci permette di estendere la gamma delle penombre migliorando le condizioni necessarie per viaggiare nel buio alla ricerca delle verità nascoste.

Mostra di pittura per i vent'anni dello Studio 4 Art Gallery



in mostra opere di:


Natale ADDAMIANO


Michele PALOSCIA


Paolo SCIANCALEPORE


introdurrà

Gaetano CENTRONE


inaugurazione sabato 3 settembre 2011 - ore 19.00


3 - 30 settembre 2011

ore 10 / 12 - 17.30 / 20.30


Studio 4 Art Gallery

via Sant'Angelo 34 - Molfetta


"SCATOLE DI NIENTE" olio su tela (70x100) - 2010

Il dipinto ostenta in chiave teatrale la disposizione apparentemente casuale di scatole vuote che si distendono su un piano, come fa un paesaggio denso di nulla, stendendosi al sole.

Un “niente” che si pone non come assenza/vuoto ma come accoglienza, disponibilità a con-tenere lo spazio fisico in cui ci muoviamo; uno spazio che diventa mentale, astratto, concettuale.

Un “contenitore” nel quale i sogni, i desideri, le speranze, possano abitare insieme all’anelito di un mondo migliore, più in armonia con il nostro essere uomini.

Il dipinto ostenta in chiave teatrale la disposizione apparentemente casuale di scatole vuote che si distendono su un piano, come fa un paesaggio denso di nulla, stendendosi al sole.

Un “niente” che si pone non come assenza/vuoto ma come accoglienza, disponibilità a con-tenere lo spazio fisico in cui ci muoviamo; uno spazio che diventa mentale, astratto, concettuale.

Un “contenitore” nel quale i sogni, i desideri, le speranze, possano abitare insieme all’anelito di un mondo migliore, più in armonia con il nostro essere uomini.